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Segunda-feira, 5 de Dezembro de 2011
ateliermob, às 12:04 | comentar :: comment | 2011.12.05

 2º Premio :: 2º Prémio :: 2nd Prize 

Premio Catel 2011

 

 

 

[IT]

Nel corso della storia, le città si sono sviluppate attraverso la stratificazione delle varie civilizzazioni.

Non sono rari gli esempi in cui la cultura dominante dell’epoca si è generata dalla distruzione della precedente, alterandola o edificandovi sopra. Tuttavia con l’influenza delle scienze sociali che studiano il passato, cominciò a svilupparsi il culto dell’antico, valorizzando la memoria, la storia e il suo patrimonio.

Roma ne è un esempio paradigmatico. Così come si possono trovare esempi simbolici di scontro tra le culture, tali da provocare l’annientamento e la distruzione della civiltà nemica, vi sono quelli di museificazione della città; questa attitudine ha visto nella storia episodi plateali, come quando durante la seconda guerra mondiale, il patrimonio storico fu risparmiato dalla distruzione come atto umanista, benché per le strade la violenza si esercitasse sulla popolazione.

Tuttavia l’idea di un patrimonio da salvaguardare ha portato conseguenze non irrilevanti e discutibili nello sviluppo della città. L’impossibilità del sistema di trasporti metropolitano di arrivare fino al centro storico ha incentivato l’uso di altri mezzi con elevati consumi energetici, dall’auto all’autobus. L’estendersi del concetto di patrimonio agli edifici costruiti ha provocato la difficile adattabilità degli stessi alle esigenze contemporanee, tendendo a privilegiare l’immagine dell’antico all'insegna della non “decaratterizzazione” della città. Infine, la cultura della città storica ha provocato l’allontanamento degli strati sociali più deboli dal centro storico, poiché i costi degli alloggi e/o della manutenzione delle abitazioni divennero sempre più insostenibili.

Se è vero che Roma, soprattutto a partire dagli anni novanta, sentì il bisogno di andare oltre l’idea di città storica, a partire da diversi interventi di natura contemporanea di noti architetti internazionali fuori dal centro storico [ABITARE (no. 408-2001), DOMUS (no. 832/2000)], è altrettanto vero che la problematica di relazione tra città storica e stile di vita contemporaneo è stata posticipata.

L’area dell’Esquilino ne è un esempio. Come conseguenza di una decisione amministrativa fu escluso dal “centro storico” e solo S.ta Maria Maggiore e San Giovanni sono oggi legati ai principali circuiti turistici. Proprio quando l’Esquilino perse importanza politica per l'esclusione dal centro storico, nonostante la presenza di numerosi spazi di rilevanza, gli venne attribuito un ruolo chiave per il disegno delle infrastrutture nella città, con un nodo di trasporti che collega treni, metro e autobus.

L’Esquilino si trasformò in uno spazio interstiziale, tra una delle infrastrutture di collegamento più importanti in Italia e la città storica, punto di approdo di immigrati, spacciatori e prostitute. Nel film “Verso Sud” (1992), Pasquale Pozzessere presenta il ritratto del degrado sociale del Rione. I dati ufficiali (7.000 immigrati su 22.000 abitanti) non rappresentano la realistica condizione del Rione.

La proposta che presentiamo vuole mettere in discussione alcune idee affermate nella progettazione della città contemporanea e che sono per di più evidenti a Roma.

In primo luogo si propone l’idea di un nuovo layer della città sopra quello attuale, che lo sviluppo tecnologico permetterà di realizzare senza soffocare quello storico. Nell’ambito di questo concorso, la forma presentata è l'aspetto meno importante. Partendo da una immagine di “Orient Sector” (1959) [ANDREOTTI, Libero e COSTA, Xavier (1996) , “situacionistas – arte, política, urbanismo”, MACBA e ACTAR, Barcelona, pp. 153] di Constant, si disegna una megastruttura, indefinita e mutabile, sopra i binari. Questo nuovo pezzo di città è più che un nuovo edificio. É un catalizzatore di dinamiche urbane che si libera dai muri di segregazione, nel concetto di Lefebvre. Oltre ad assorbire l’ingombro delle infrastrutture viarie principali (strade e parcheggi), la struttura è un palco per la deriva urbanistica, che permetterà di ricucire la cicatrice provocata dai binari ferroviari. L’Esquilino si libera di ciò che l’ha escluso dal centro storico e apre un ponte verso San Lorenzo.

L’architettura non si definisce per la sua forma, ma per lo spazio che la genera e che la stessa contiene.

Costruire una nuova città implica sovrapporsi al territorio dominante scoprendo cammini, passaggi e sentieri.

A partire da questa proposta, risulta di poco interesse la scelta di uno dei tre luoghi suggeriti per un intervento specifico. Ciò che interessa di questi spazi è pensarli come conseguenza del nuovo polo catalizzatore – poiché si eliminano i parcheggi, si diminuisce il traffico e aumenta la canalizzazione dei flussi, si attua un’azione urbana liberatoria.

Per ogni luogo si propone di eliminare i muri che impediscono l’accesso totale ai monumenti e giardini. Si ridisegnano le pavimentazioni, trasformando la città in uno spazio di libertà, fruizione e deriva.

Sous les pavés, la plage.

 

 

[PT]

Ao longo da história, as cidades têm vindo a ser construídas por camadas que se vão sobrepondo. As diferentes civilizações instalam-se umas sobre as outras, alterando a antecedente ou destruindo-a. Contudo, com a recente emergência das ciências sociais que estudam o passado, começou a valorizar-se a memória, a história e o património.

Roma é um exemplo paradigmático. Na mesma medida em que se pode ver alguns dos exemplos mais simbólicos da batalha entre culturas que provocava o aniquilamento e destruição da civilização derrotada, é um exemplo maior da musealização de uma cidade. Esta musealização tem momentos extraordinários como quando, na 2ª Grande Guerra Mundial, o património edificado é poupado da destruição, tido como um acto humanista, ainda que a barbárie sobre as pessoas se fizesse sentir nas ruas.

Ainda assim, esta ideia de património, tem tido consequências menos positivas no desenvolvimento da cidade que também devem ser discutidas. A impossibilidade do metropolitano poder chegar ao centro histórico carrega-o de meios de transporte com elevados consumos energéticos – do automóvel ao autocarro. A patrimonialização do conjunto edificado levou a uma difícil adaptação às necessidades contemporâneas, tendendo-se a privilegiar parecenças com o antigo sob o argumento da não descaracterização da imagem de cidade. Por fim, a cultura de cidade histórica levou a que as camadas sociais mais desfavorecidas fossem sendo afastadas do centro, para as quais os custos de aluguer e/ou manutenção da habitação se tornaram incomportáveis.

Se é verdade que Roma, sobretudo a partir dos anos 90, procura ir além da ideia da cidade histórica a partir de diversas intervenções de cariz contemporâneo de destacados arquitectos, fora do centro histórico [ABITARE (no. 408-2001), DOMUS (no. 832/2000)], também é verdade que a discussão em torno dos problemas de relação entre a cidade histórica e o fruir da vida contemporânea foi adiada.

A área de Esquilino é um exemplo disso mesmo. Por decisão administrativa ficou fora do “centro storico” e apenas Sta. Maria Maggiore e St Giovanni integram os principais roteiros turísticos da cidade. Ao mesmo passo que Esquilino perdeu relevância política ao não ser integrado no centro histórico, apesar dos inúmeros espaços de relevância, ganha um peso importantíssimo no desenho infraestrutural da cidade com um nó de transportes públicos que liga comboio, metro e autocarro - Termini.

Esquilino transformou-se num espaço intersticial, entre uma das mais importantes infraestruturas de transporte de Itália e a cidade histórica. Em “Verso Sud” (1992), Pasquale Pozzessere mostra um Esquilino marginal em que Paola e Eugenio circulam em deriva, numa caracterização bem mais real que os dados oficiais: 7.000 imigrantes em 22.000 habitantes.

A proposta que apresentamos pretende questionar alguns consensos instalados na forma de projectar cidade contemporânea e que são, por demais evidentes, em Roma.

Em primeiro lugar trabalha-se a ideia que se pode começar a projectar uma nova layer de cidade por cima da actual e que o desenvolvimento tecnológico permitirá o não esmagamento da cidade a que se sobrepõe. No contexto deste concurso, a forma que se apresenta não tem relevância. A partir da recriação de uma maqueta do “Orient Sector” (1959) [ANDREOTTI, Libero e COSTA, Xavier (1996) , “situacionistas – arte, política, urbanismo”, MACBA e ACTAR, Barcelona, pp. 153] de Constant, desenha-se uma megaestrutura, vaga e mutável, sobre a linha férrea. Este novo pedaço de cidade é mais que um novo edifício. É um condensador de dinâmicas urbanas que rejeita os muros da segregação, no conceito de Lefebvre. Para além de absorver o grosso das infraestruturas viárias (estradas e estacionamento) serve de espaço para a deriva urbana que permitirá coser a cidade cortada pela cicatriz da via férrea. Esquilino liberta-se do que a faz ser rejeitada pelo centro histórico e abre uma ponte para a dinâmica S. Lorenzo.

A forma não nos interessa. Construir a nova cidade implica justapor o domínio territorial e escolher caminhos, passagens e atalhos. A arquitectura deixa de ser definida pela sua forma, mas pelo espaço que a provoca e que nela contem.

A partir desta proposta, parece-nos fazer pouco sentido escolher um dos três locais sugeridos para intervir. Importa pensar nos três espaços como consequência do novo pólo aglutinador - a partir do momento em que se anula estacionamento, diminui o tráfego e aumenta a deriva, e de uma acção urbana libertadora.

Para cada lugar propõe-se derrubar todos os muros que impedem o acesso total a monumentos e jardins. Redesenham-se os pavimentos de forma a transformar a cidade num espaço de fruição e deriva.

Sous les pavés, la plage.

 

 

[ENG]

Cities have always been constructed by layers of different civilizations. The most common in History is that the new culture destroys the previous. With the upcoming of social sciences studies of the past, memory, history or heritage started to be considered by societies.

Rome is a paradigmatic example of that. There can be found symbolic examples of clashes among different cultures where the one that looses was destroyed and annihilated. However in the last centuries, there is a global spirit of "museification” of the city. This attitude has seen surrealistic episodes like, during the Second World War when historical heritage was spared from destruction, as an humanist act, although the genocide was spread in the streets and wielded on people.

Nonetheless, the idea of an heritage to be preserved carried relevant and unquestionable consequences into the process of city development. The failure of the underground transportation system to reach the city center propelled the use of different vehicles with very high energy consumptions, from cars to buses. The spreading concept of “heritage” to buildings, made it even harder to adapt them to contemporary needs, privileging the image of “ancient” as opposed to innovation, in order not to loose the city main characterization. Lastly, the culture of the historical city caused the ousting of the poorest from downtown, because of the increasing prices of residences and their maintenance.

If it's true that Rome, especially starting from the nineties, felt the need to go beyond the concept of “historical city” with several contemporary interventions outside the city center by very well known architects [ABITARE (no. 408-2001), DOMUS (no. 832/2000)], we can also say that the problematic relationship among historical centers and contemporary life style has only been postponed.

The Esquilino area is an example of this process. As a consequence of an administrative decision it was excluded from the so called “city center” and only the neighborhoods of Santa Maria Maggiore and San Giovanni are now linked to the main tourist circuits. When Esquilino lost its political relevance because of this exclusion, despite the presence of several important public spaces, it gained a key-role for the design of the city infrastructures, with a main transportation node for trains, metro and buses.

Esquilino became an interstitial space between one of the Italian most important infrastructural junctions and the historical center, landing place for immigrants, pushers and prostitutes. In the movie “Verso Sud” (1992), Pasquale Pozzessere presents the portrait of the social decline of the “Rione”. The official data (7'000 immigrants over 22'000 inhabitants) don't represent real district condition.

Our proposal brings into question some of the most evident ideas asserted in the so called urban contemporary design in Rome.

First, we propose the idea of a new city layer over the present one, which will be carried out by the technological progress without suffocating the historical one. The shape, in this competition field, is the less important aspect. Starting from an image of “Orient Sector” (1959)1 by Constant [ANDREOTTI, Libero e COSTA, Xavier (1996) , “situacionistas – arte, política, urbanismo”, MACBA e ACTAR, Barcelona, pp. 153] , a big structure is drawn, undefined and and mutable, over the railways. This new city piece is more then a new building. It's a catalyst for urban dynamics getting free from the segregation walls, in Lefebvre's conceptualization. Besides absorbing the main infrastructural axes bulk (roads and parkings), the planned structure is a stage for the urban planning drift, which will enable the mending of the scar caused by the train railways. Esquilino gets rid of what excluded the district from the city center and opens towards San Lorenzo.

Architecture does not define itself through its shape, but for the space which generates it and the space it contains.

Building a new city implies overlapping the territory discovering walks, passageways and paths.

Starting from this proposal, the choice of one of the three spaces suggested for a specific intervention results not so relevant. What's really interesting about these spaces is to think of them as a consequence of the new catalyst pole, since parking would be removed, the traffic would decrease, and the fluxes control would increase, as a liberating urban action.

For each space the proposal is to eliminate all walls blocking the access to monuments and gardens. The pavings will be redesigned, transforming the city in a space of freedom, fruition and drift.

Sous les pavés, la plage.




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